Controsensi del Giornalismo digitale
30 Ottobre 2012 |

Qualche giorno fa si è molto discusso sul web della notizia che il Corriere della Sera introdurrà sul proprio sito il “Social Fact Checking” (per chi vuole saperne di più).

Il nostro commento all’iniziativa dava luce alla possibilità che “mettere in campo un’azione di questo tipo era una tattica di marketing a scopo di Crisis Management in quanto questa iniziativa, potrebbe essere, la giusta sintesi tra il bisogno di creare “engagement” verso gli utenti, con un’informazione partecipata il più verificata possibile, e l’esigenza da parte della testata giornalistica di avere dalla sua parte il pubblico di riferimento in caso di errori. Si eviterebbe così la “social crocifissione” perchè anche gli utenti\lettori, a quel punto, sarebbero co-responsabili di un eventuale errata informazione divulgata.

Oggi ne torniamo a parlare perchè, abbiamo letto che il Corriere della Sera.it e Repubblica.it stanno per diventare a pagamento.

Una scelta discutibile, che viene analizzata molto bene da Tagliaerbe, con il quale ci sentiamo di essere totalmente d’accordo.
Tuttavia ci sentiamo di aggiungere degli ulteriori spunti, su cui discutere con voi, non meno importanti:

1. Si annuncia la volontà di creare il Social Fact Checking con i propri lettori e poi si rende a pagamento il sito?
E’ come dire a tutti i lettori che non solo si richiede loro una “mano” per creare contenuti il più attendibili e verificati possibile ma che, per farlo, bisogna anche pagare. Un controsenso che potrebbe strizzare l’occhio a critiche, che non tarderanno ad arrivare, che saranno a favore di quello che tanto si voleva evitare: La Social Crocifissione (termine da noi coniato leggendo, le sempre interessanti, analisi del web di Paolo Ratto e Roberto Scano).

2. In un momento di crisi come questo, dove l’informazione diventa bene primario per il paese, rendere a pagamento l’informazione (non è un modo per evitare tanta pubblicità sul sito, giustificazione più immediata) avrà l’effetto di rendere privato ciò che invece deve essere pubblico. Direte voi? Quello che prima compravamo cartaceo, ora lo si compra digitale, quindi non cambia nulla. Vi diremo noi, Attenti alle dinamiche di fruizione dell’informazione del web (molto diverse da quelle cartacee) e alla sindrome da click che l’utente medio possiede. Un arma letale che potrebbe farvi spendere molto di più del costo del formato cartaceo.

Che si torni ad avere, come effetto collaterale, una crescita delle vendite del formato cartaceo, che forzatamente (a torto o a ragione) si cerca di pensionare?