Riflessioni Social(i)
2 Novembre 2012 |

In questi giorni come ben avrete visto, l’informazione è stata monopolizzata da una signora di nome “Sandy” (l’uragano americano). Come il mondo del social web si sarebbe comportato, prima durante e dopo l’emergenza, è oggetto di questo articolo di Branding Personality, dal quale abbiamo preso spunto.

Notizie in tempo reale si susseguivano cronologicamente sui social network. Si poteva sapere come le persone si stavano preparando all’impatto dell’uragano, le testimonianze (video e foto) dell’arrivo delle prime piogge e dei forti venti. A far paura poi è stato il silenzio, quel silenzio che si presenta anche nella realtà, di quando si è alle prese con qualcosa di più impegnativo e preoccupante che impedisce gli aggiornamenti sui social. La fine dell’emergenza? la si può intuire dal rinascere del Buzz, dove si raccontano danni, richieste di aiuto, problemi di salute e via dicendo. La risposta degli utenti del web a queste sollecitazioni? offerte di aiuto, raccolta fondi, post di incoraggiamento e incentivazione alla sensibilizzazione sulle conseguenze dell’evento catastrofico. Riassumendo si può racchiudere tutto in due parole.

Queste due parole sono il fulcro della nostra riflessione. Partecipazione e Solidarietà. Due parole che sembrano aver perso potere ed esistenza nel mondo “reale”, ma che stanno vivendo una seconda giovinezza del mondo “digitale”. Una domanda, a questo punto, ci  pervade:

Come considerare questo cambiamento social(e)?

In un mondo “reale” dove la cultura del prevalere sugli altri a tutti i costi e dove le difficoltà dell’altro sono un vantaggio per noi, la riscoperta di alcuni valori attraverso il social web, come quelli sopra citati potrebbe essere considerata una cosa positiva che restituisce alla parola “sociale” il suo vero significato. Quello che comunque ci rende perplessi e amareggiati è vedere come nel mondo “reale” se ci si chiede un aiuto si vedono girare le spalle, ma se si fa la stessa cosa attraverso un post su Twitter e Facebook la stessa persona, che “realmente” ci avrebbe girato le spalle, ci risponderà offrendo aiuto.

Non c’e’ qualcosa di sbagliato in questo?